Sei un essere umano se:

Sei un essere umano se ti sai mettere in discussione. L’eccessiva sicurezza di se può fare più danni della poca autostima.

Sei un essere umano se sai cambiare idea. Se non cambi mai idea probabilmente sei solo uno stupido.

Sei un essere umano se ti affidi agli altri ma non lasci che questo ti rammollisca.

Sei un essere umano se hai dubbi. Ne sono sicuro? Non tanto.Immagine

La Qualità è al Centro

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L’altro giorno passeggiando per Viterbo ho visto un cartellone pubblicitario che ha attirato la mia attenzione. Non è raro che la pubblicità attiri la mia attenzione, soprattutto quella ben fatta e questa ben fatta non era.
Sono stato particolarmente colpito dall’accostamento apparentemente casuale di concetti diversi e contrastanti. Analizzando mi pare che i lemmi significativi siano “qualità”, “shopping”, “arte”, “cultura”. La psicologia cognitiva avrebbe molto da dire a questo proposito ed a proposito di chi ha creato questo coacervo di inappropriata semantica.

La “qualità” la definirei come valore intrinseco di un bene non necessariamente legata al prezzo ma lo scopo del commercio non è vendere la qualità ma vendere un bene che abbia il maggior costo possibile a fronte di una durabilità minore possibile: L’esatto opposto della qualità. Quindi uno shopping (brrr che brutta parola, mi da i brividi) di qualità è possibile solo nel caso in cui si vada in centro per comprare lingotti d’oro o una partita di tungsteno non certo un pezzo di tessuto cucito male con un nome famoso attaccato sopra.
E cosa dire di un eventuale gita al corso per comprare arte e cultura, immagino la moglie al marito a tavola per la cena: ”Sai caro oggi sono andata in centro ed ho trovato un Picasso niente male, ero indecisa perché avevo visto anche un Friedrich ma sai com’è il cubismo va su tutto invece i romantici dopo un po stufano. Allora nell’indecisione mi sono fatta incartare tre etti di Manzoni e due di Dante come contorno”. In realtà il massimo che puoi vedere di sabato pomeriggio a Viterbo sono le ignobili croste delle provinciali scuole di pittura, degli orrori che nei casi migliori possono decorare le pareti di una trattoria o di uno studio dentistico.

L’amico P. citando non so chi mi diceva “il commercio è il braccio armato del capitalismo” e certo la pubblicità è una estensione di questo braccio, una fenomenale arma di sottomissione di massa.
O no?
Nel 1953 Frederick Pohl scrisse “I Mercanti dello Spazio” un profetico romanzo di fantascienza nel quale la pubblicità veniva davvero usata come un arma. Certo che se la pubblicità da utilizzare come arma è questa non c’è molto di cui preoccuparsi.

La Gatta alla Finestra

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L’altro giorno ero sul divano a guardare un telefilm, bere té e
farmi gli affari miei. La gatta sulle gambe a tenermi caldo.

Il rumore di pioggia nel cortile attira l’attenzione di Mia e
lei prontamente salta sul davanzale della finestra per
controllare la situazione meteo. Presumo che il tempo
atmosferico sia molto più interessante per un animale che per
me. Eppure la cosa mi incuriosisce e sto un po di tempo a
guardare il gatto che guarda la pioggia. Noto che non è
immobile, passiva, anzi, segue con attenzione ogni goccia che
scivola sul vetro. Allora mi avvicino per vedere quello che
guarda lei.
Non ho stupori particolari nel vedere una scena familiare, però
la concentrazione, la partecipazione che Mia dedica a questo
evento mi fa riflettere. E’ la stessa con la quale, cinque
minuti prima, io guardavo il mio telefilm preferito.
Ogni foglia che cade ha un mutevole percorso ed ogni folata di
vento ne evince di nuove ed ogni mutazione viene accompagnata
dalla curiosità felina.

L’unica spiegazione che trovo dell’interesse di Mia è che nel
mondo ci sia una trama narrativa, nulla di trascendente o
religioso, una trama come quella di un film. Una trama visibile
solo a chi ha occhi per vederla. Non intendo dire che la
limitazione sia sensoriale, ma in senso più ampio, che dipende
dalla sensibilità personale.
Chissà. Le sovrastrutture culturali che impregnano noi ed
imbibiscono il nostro habitat ci precludono l’accesso ad
esperienze alternative? Quanto è ampio il divario tra la parte
animale di un uomo e la sua parte “civilizzata”? Di un
territorio abitato si dice che è “antropizzato”, è possibile
che la nostra mente si sia antropizzata?

Avete mai letto “il richiamo della foresta”?
Buck stesso a contatto con un ambiente aspro e vergine muta. Da
cane domestico torna alle origini ancestrali:
“Il suo sviluppo, o la sua regressione, fu rapido: i suoi
muscoli divennero duri come acciaio,
si abituò a tutte le sofferenze quotidiane e riuscì a formarsi
un’economia interna come una esterna. […] La sua più
notevole abilità era quella di fiutare il
vento e di prevederlo anche con una notte di anticipo. Per
quanto non tirasse un filo d’aria […] non solo imparò per
propria esperienza, ma si
risvegliarono in lui gli istinti da molto tempo sopiti. Le
generazioni domestiche scomparivano via
via dal suo ricordo. In modo confuso egli riandava con la
memoria alla gioventù del mondo, ai
tempi in cui i cani selvaggi si riunivano in branchi nelle
foreste primordiali e uccidevano la loro
preda facendo scorrerie. Non fu faticoso per lui imparare a
combattere lacerando e azzannando al
modo dei lupi, perché così avevano combattuto i suoi avi
dimenticati. Essi ravvivavano in lui
l’antica vita, e le antiche astuzie da loro lasciate in eredità
all’esistenza erano le sue stesse astuzie.”

Buck era felice nel suo ambiente domestico, quando uno
stravolgimento lo mette a confronto con una nuova realtà lui si
adatta e riesce ad ottenere una felicità ancora maggiore.
Possibile che se stravolgessi la mia vita potrei migliorare la
mia condizione?
Non lo so.
Ed ho paura di provarci.
Torno a guardare la gatta che guarda la pioggia. Unico contatto
con un esistenza selvatica di cui non farò mai parte.